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Lunedì 21 agosto a Sant’Antioco di Bisarcio, nel territorio del Comune di Ozieri, avrà inizio la VI campagna di scavo “Bisarcio Project”.

I lavori, che si svolgeranno in regime di concessione di scavo rilasciata dal MIBACT al Comune di Ozieri, è fortemente sostenuto dall’Amministrazione Comunale, dall’Istituzione San Michele, ente strumentale dell’amministrazione che gestisce i beni culturali del territorio comunale e della Soprintendenza Archeologica.

Il Bisarcio Project nasce nel 2012 con un progetto di ricerca frutto della collaborazione tra l’Università degli Studi di Sassari e il Comune di Ozieri, con l’obiettivo di approfondire la conoscenza dei tempi e dei modi dell'impianto delle strutture vescovili sul colle di Bisarcio e delle sue connessioni con le fasi altomedievali. Lo scavo del cimitero medievale di Bisarcio, inoltre, intende fare luce sulle condizioni di salute, le patologie, l'alimentazione e le attività lavorative della popolazione del vicino villaggio medievale.

Bisarcio è un sito abitato in maniera continuativa dal periodo prenuragico (fine del IV millennio a.c.) fino a oggi, con importanti fasi nuragiche, ellenistiche, romane, tardo antiche e medievali, i cui principali reperti sono conservati al Museo di Ozieri. E' noto prevalentemente per la monumentale Basilica, con diverse fasi costruttive dall'XI al XIII secolo.

Diretto da Prof. Marco Milanese, docente di Archeologia Medievale e direttore del Dipartimento di Storia, Scienze dell’uomo e della Formazione, il progetto si sviluppa sui temi portanti dell'Archeologia Medievale della Sardegna, quali l'archeologia del potere ecclesiastico ed i suoi rapporti con il potere civile e le comunità rurali.

Alla campagna di scavo parteciperanno studenti del Dipartimento di Storia, Scienze dell’Uomo e della Formazione dell'Università di Sassari e di altri Atenei della Penisola, in particolare il gruppo di ricerca è diretto dal prof. Marco Milanese vede coinvolti gli archeologi medievisti Alessandra Deiana, Giovanni Frau, Maria Chiara Deriu e l’antropologa Anna Bini.

E’ previsto l'uso di tecnologie scientifiche applicate, quali il laboratorio di Antropologia e di Paleopatologia, le indagini chimiche, faunistiche e archeobotaniche, le elaborazioni fotogrammetriche, termografiche, 3D da terra e l'utilizzo di un drone di alta tecnologia.

Fino al 22 settembre sarà possibile abbinare alla visita alla Basilica di Sant’Antioco anche la visita agli scavi archeologici.