Piazza Carlo Alberto
in evidenza L'appuntamento del 12 maggio con "Un te al museo" è stato rimandato; prossimi appuntamenti il 19 maggio con l’archeologo Alessandro Vecciu sul tema del monachesimo in Sardegna e il 26 Maggio con Mario Lai, esperto d'arte - Sabato 14 maggio alle 18.30 al Museo Archeologico "Alle Clarisse" seminario con Claudia Zedda "La magia del lievito madre" in collaborazione con il Mulino Galleu - Nuovi orari estivi: Chiesa di Sant'Antioco di Bisarco e 10.00 - 13.00; 14.30 - 19.00; Grotta San Michele 10.00 - 13.00; 15.00 - 18.00


 

BANDO DI SELEZIONE PUBBLICA PER SOLI TITOLI PER LA FORMAZIONE DI UNA GRADUATORIA PER L’ASSUNZIONE A TEMPO DETERMINATO FULL-TIME (37 ORE SETTIMANALI) DI N°1 OPERATORE MUSEALE DA IMPEGNARE PRESSO LE STRUTTURE MUSEALI GESTITE DALL’ISTITUZIONE “SAN MICHELE”.

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BANDO DI SELEZIONE PUBBLICA PER SOLI TITOLI PER LA FORMAZIONE DI UNA GRADUATORIA PER L’ASSUNZIONE A TEMPO DETERMINATO FULL-TIME (37 ORE SETTIMANALI) DI N°1 OPERATORE MUSEALE DA IMPEGNARE PRESSO LE STRUTTURE MUSEALI GESTITE DALL’ISTITUZIONE “SAN MICHELE”


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NOTIZIE STORICHE

La chiesa romanica di Sant’Antioco di Bisarcio rappresenta uno dei massimi capolavori dell’architettura medievale in Sardegna. Imponente e suggestiva, sorge isolata, in posizione dominante sulla fertile pianura di Chilivani, nel territorio extra urbano di Ozieri.

Edificata in tre fasi distinte, dalla seconda metà del secolo XI alla fine del XII, in linee romanico-pisane con influenze di derivazione francese, fu cattedrale dell’antica diocesi di Bisarcio sino al 1503, anno in cui la diocesi fu soppressa e accorpata a quella di Alghero.

Sul piano artistico e architettonico la cattedrale di Bisarcio si presenta come il connubio dell'opera delle varie maestranze che vi lavorarono; infatti vi si trovano elementi riferibili al romanico pisano, al romanico lombardo e maestranze francesi di origine borgognona, introdotte in Sardegna dai cistercensi.

Verso l'ultimo decennio del Secolo XI si registra, probabilmente dopo un violento incendio che devastò per intero la cattedrale provocandone il crollo dei muri e delle strutture portanti, un documento che rinnova, per volontà del Giudice turritano Costantino Lacon e della consorte Maria De Serra, una donazione a favore della Camera Vescovile di Bisarcio. L'atto, presumibilmente ha inteso creare implicitamente un fondo per la ricostruzione immediata dell'edificio; lo stesso attesta nel contempo l'esistenza di una prima cattedrale, precedente al 1090 che, semi distrutta, fu ricostruita entro il 1153 e completata del portico a due piani tra il 1168 e il 1174, anno in cui l'edificio fu consacrato al culto.

Nel 1139, da più fonti, si ha menzione nei documenti del tempo di un Arderensis Episcopus, probabilmente perché la Camera Vescovile di Bisarcio, dopo l'incendio e per più di un cinquantennio, fu trasferita nella vicina Ardara, capitale del Giudicato Turritano.

 

L’ARCHITETTURA

Dalle notizie storiche della cattedrale di Bisarcio risulta evidente che la struttura del corpo presenta nella realizzazione tre tempi costruttivi distinti e separati: il primo conferma l'antica costruzione edificata ante 1065 e semidistrutta dall'incendio precedente all'anno 1090; il secondo indica la ricostruzione avvenuta entro il 1153; il terzo individua l'aggiunta del portico al nucleo centrale dell'edificio ante 1174.

La facciata

Sull’originale facciata oggi poggia un grande avancorpo a due piani riferibile alla terza fase costruttiva, unico esempio nel panorama romanico isolano. La splendida e movimentata facciata dell’avancorpo è asimmetrica a causa del crollo della parte sinistra, avvenuto nel XV secolo, riedificata in epoca aragonese con muratura liscia. Nella parte destra, invece, si possono ammirare quattro arcatelle a sesto acuto, chiaro riferimento a maestranze francesi.

 

La parte inferiore della facciata dell’avancorpo si apre con tre arcate a tutto sesto che poggiano su capitelli a foglie d’acanto. Nelle arcate sono presenti decorazioni che richiamano sia figure antropomorfe che figure zoomorfe. Nella bifora, presente sul lato destro, si può osservare una colonna con alla base un leone, simboli religiosi importanti: il leone rappresenta l’eresia che viene schiacciata dalla colonna, che è il simbolo della fede.

 

L’interno

L'interno, con copertura lignea al centro e volte a crociera laterali, ha una classica pianta a tre navate suddivise da archi a tutto sesto sorretti da colonne monolitiche.

La luce soffusa che mantiene in penombra l'interno della cattedrale entra tramite le alte e strette monofore, sei disposte su ciascun lato più quella aperta nell'abside e due all'estremità delle navate laterali.

 

Nel presbiterio sono presenti la mensa, l’ambone e il seggio vescovile realizzati in epoca recente, in trachite locale. Alla sinistra del seggio vescovile è presente la statua lignea raffigurante il santo titolare con abbigliamento orientale e la testa coperta da un turbante che tiene in mano un libro e nell’altra la palma, simbolo del martirio. La statua, in legno policromo, risale alla fine del 1500.

 

La vita del Santo

Il culto di Sant'Antioco, medico e martire, è diffuso nell'Isola. Nato in Mauritania, visse sotto l'impero di Adriano. Fu esiliato dall'Africa in Sardegna e approdò a Sulci (l'attuale isola di Sant'Antioco) dove morì nel 125. Sant'Antioco è il patrono della città di Ozieri e compatrono della Sardegna e la sua festa si celebra il 13 novembre.

 

Dal portico, coperto da sei volte a crociera con archi trasversi che poggiano su pilastri cruciformi dai capitelli variamente decorati con fogliame, si accede al piano superiore percorrendo una stretta scala che è stata ricavata nello spessore del muro.

 

Il piano superiore

Il piano superiore, diviso in tre vani, è coperto da volte a botte. Il primo ambiente, adibito a sala capitolare, presenta, addossato alla parete destra, un sedile in pietra e nella parete ovest, una insolita cappa di camino a forma di mitra episcopale decorata, nella parte inferiore, con motivi vegetali.

 

Nella parete laterale sinistra, in basso, incisa nella pietra, è visibile un'orma del pellegrino. Si tratta di un simbolo, a forma di sandalo, lasciato come testimonianza del passaggio dei pellegrini a Bisarcio.

 

Nel vano mediano, adibito a cappella, si rileva scolpita su una delle parerti intermedie una epigrafe che attesta la consacrazione e la dedica dell'altare ad onore di tre santi:

 

+ 

"Questo altare è stato consacrato 

in onore del Santo Giacomo Apostolo

del Santo Tommaso Arcipresule e Martire 

e del Santo Martino Vescovo e confessore di 

Santa Cecilia Vergine"

 

Questa epigrafe è minuziosamente scolpita a lettere gotiche e questo conferma non solo l'intervento di una maestranza qualificata alla scrittura: il lapicida, ma anche l'importanza del luogo, probabilmente sede della cappella vescovile. Nella parete di fondo si apre la bifora della prima facciata.

 

L'ultimo ambiente mostra tracce del crollo quattrocentesco.

 

L'ESTERNO

Nei fianchi delle navate laterali, le maestranze, probabilmente intesero rispettare le lisce murature preesistenti e utilizzare quelle dell'edificio rimaste intatte e solide, scampate quindi al catastrofico incendio ante 1090, riprendendo di fatto quell'essenzialità tipica del romanico "arcaico".

 

 L’abside

L’abside, semicircolare, presenta rombi gradonati policromi che riempiono le eleganti archeggiature impostate su lesene che ripartiscono lo spazio in cinque riquadri, di cui quattro ciechi e quello centrale traforato da una monofora strombata.

 

La torre campanaria

La chiesa è affiancata sul lato sud da una torre campanaria, attualmente mozza in seguito a un crollo avvenuto in epoca imprecisata. La torre, a canna quadra, è ornata da lesene e archetti pensili, che scandiscono anche i fianchi e il prospetto absidale della chiesa.

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AVVISO PUBBLICO - sul sito della Regione Autonoma della Sardegna è stato pubblicato l'avviso per la presentazione di proposte di intervento per il restauro e la valorizzazione del patrimonio architettonico e paesaggistico rurale da finanziare nell’ambito del PNRR, Missione 1 – Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura, Component 3 – Cultura 4.0 (M1C3), Misura 2 “Rigenerazione di piccoli siti culturali, patrimonio culturale, religioso e rurale”, Investimento 2.2: “Protezione e valorizzazione dell’architettura e del paesaggio rurale” finanziato dall'Unione europea – NextGenerationEU.

 Per maggiori info clicca qui

 

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Venerdì 3 agosto alle 20.30 in Piazza San Francesco ad Ozieri il gruppo Bonayres presenta “Libertango”, una serata di tango argentino con il tenore Antonio Porcu, alla chitarra Giuseppe Salis, Marcellino Grillo al flauto e Pier Mario Tedde al Basso .

Il gruppo Bonayres nato nel 2016 dall'incontro di musicisti di varia estrazione musicale, fonde esperienze e sensibilità, dando vita ad un repertorio che nasce da una accurata scelta, si arricchisce di arrangiamenti originali cheaffondano le radici nel tango, passando per la musica sud americana e per i più famosi brani della tradizione italiana e internazionale, jazz, musica classica, popolare e d'atmosfera.

Tutti i musicisti, hanno alle spalle importanti percorsi formativi (seminari didattici, Conservatorio ecc.) ed artistici di assoluto rilievo.

La serata è organizzata dall’Assessorato al Comune di Ozieri, la Scuola sovracomunale di Musica del Monte Acuto.

https://bonayres.webnode.it/

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