Carceri Borgia
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IL PALAZZO DI CORTE

Il palazzo di Corte fu costruito intorno al 1600 inglobando parti del Castello di Corte del XIV sec.

Fu sede amministrativa dei feudatari Borgia che ne fecero il centro politico e amministrativo dell’Incontrada del Monte Acuto. La famiglia Borgia, stirpe di origine aragonese, in Sardegna aveva in possesso vari appezzamenti di terra, tra cui, la Contea di Oliva, che comprendeva ben 35 ville con capoluogo Ozieri, centro dove la famiglia stabilì la residenza.

I Borgia, succeduti ai Centelles nel possesso di Ozieri, realizzarono varie opere pubbliche in quello che in breve, da villaggio di pastori divenne uno dei centri più importanti del nord Sardegna

Il palazzo fu costruito nel XVII secolo inglobando parti del castello di corte del XIV secolo. Nel corso del tempo ha subito numerosi restauri tant’è che del periodo spagnolo rimangono alcune parti dei sotterrane e delle cantine con volte a crociera.

Trasformato in caserma, nel 1856 accolse i Dragoni Reali, i Bersaglieri e le Guardie Doganali. Nel 1874 divenne sede di un distaccamento del Regio Deposito Stalloni con lo scopo di porre ordine nel campo dell’allevamento equino in Sardegna che andava declinando.

Ad Ozieri venne riconosciuta e affidata la funzione di creare una razza di cavalli che fosse utile, oltreché per le esigenze quotidiane del lavoro e del trasporto, anche per usi bellici. Nel 1956 la Regione Sardegna trasformò il Regio Deposito in Istituto Incremento Ippico Regionale oggi assorbito dall’AGRIS (agenzia della Regione Sardegna per la ricerca scientifica, la sperimentazione e l’innovazione tecnologica nei settori agricolo, agroindustriale e forestale).

 

LE ANTICHE CARCERI BORGIA

Appartenute al Castello di Corte, inglobato nel 1600 nel Palazzo Borgia, le carceri furono completate nel 1769. Gli ambienti sono formati dalla cella di rigore, la cella femminile e le celle maschili. Un angusto cortile porta alla cella di isolamento e ad un cortile. Sono visibili piccole aperture sulle pareti per la somministrazione del cibo ai detenuti. Ben conservati gli infissi originari rinforzati in metallo con bande chiodate, le pavimentazioni a lastroni di pietra, i tavolacci su cui dormire e le finestre con triplice inferriata. Fino al XVII sec. venivano eseguite le condanne a morte. Il registro dei defunti della parrocchia di Santa Maria (oggi Cattedrale) riporta che per il solo anno 1638 ben 16 prigionieri furono giustiziati per mano del boia.

Per la gestione delle carceri si procedeva a quello che, allora, prendeva il nome di  “arredamento”, e che oggi chiameremmo pubblico appalto. Chi vinceva la gara, l’arredatore, aveva il compito di provvedere al cibo dei prigionieri. Il cibo veniva immesso nelle celle in blocco, in modo che i carcerati se lo dividessero tra loro. Con questo sistema, alcuni carcerati restavano senza alimenti, perché i più forti non ne lasciavano ai più deboli che, spesso, morivano di fame.

I prigionieri dovevano mantenersi coi loro stessi averi e i più poveri  si sostentavano  con l’elemosina: il carceriere li conduceva per le strade del paese a domandare la carità.

Sono conservati numerosi atti notarili risalenti al Seicento che registrano la vendita di case e terreni proprio per poter sostenere i detenuti.

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